A che cosa serve l'Avis
Anche se nata in un'epoca fortemente caratterizzata da indirizzi politici totalitari e razzisti, l'AVIS ha sempre propugnato, fin dall'inizio, l'idea secondo la quale l'intervento del donatore doveva prescindere da ogni considerazione di carattere ideologico e da ogni discriminazione politica, razziale o religiosa: un appello preciso alla maturità civica di ognuno. Ma non basta: secondo la statuto approvato, l'intervento volontario deve essere anonimo e gratuito, il donatore deve impegnarsi a rispondere sempre e dovunque alle chiamate, nonché ad assoggettarsi a regolari controlli medici. I primi aderenti dovettero tassarsi persino per la spesa del distintivo; le ore di assenza dal lavoro per la donazione non venivano rimborsate e molte aziende si mostravano restie a concedere permessi, anche non retribuiti.
La presenza dell'Avis consente di evitare speculazioni nei confronti dei più poveri, che sarebbero indotti a donare sangue per denaro, come accade in quei paesi dove la donazione viene retribuita e dove il donatore non riceve i controlli che, invece, riceve in Italia e negli altri paesi dove esistono associazioni di volontariato.
Con L'Avis è andata maturando una nuova cultura della donazione del sangue. Gli elementi di eroismo, di sacrificio, di generosità caritatevole hanno ceduto spazio all'emergere di termini nuovi, come consapevolezza dei bisogni, responsabilità, coscienza civica, partecipazione: donare sangue è dunque il punto di arrivo naturale del cittadino dotato di buona educazione civica e consapevole che il suo gesto non è solo sintomo di grande solidarietà umana, ma anche desiderio di partecipazione ed esercizio di libertà.
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Data inserimento articolo: 06/10/2009 | Ultima revisione: 16/02/2010 di admin
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